Archivio della categoria: Legislazione

La riforma del Codice della Proprietà Industriale.

Il 18 agosto 2010 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ed è quindi entrato in vigore il successivo 2 settembre, il d.lgs. n. 131/2010, approvato lo scorso 30 luglio dal Consiglio dei Ministri e recante la revisione del Codice della Proprietà Industriale: centotrenta articoli, che vanno ben al di là di un semplice decreto correttivo, ma delineano un vero e proprio “nuovo” Codice, caratterizzato da un approccio realistico, che tende a commisurare la protezione dei diritti di proprietà industriale a ciò che ciascuno di essi rappresenta sul mercato e, prima ancora, nel “mondo della vita”, delineando in questo modo un equilibrio tra esclusive e concorrenza, che si distacca decisamente dall’impostazione “proprietaria” a cui la Relazione al testo originario del Codice dichiarava di ispirarsi.

Il rinnovo della delega per la revisione del Codice della Proprietà Industriale era stato operato dall’art.19, comma 15 della legge n. 99/2009, così riattivando il processo che si era interrotto nel 2006 per l’aggiornamento del C.P.I., previsto già al momento del suo varo (dall’art. 2 della legge n. 306/2004), sulla base dell’idea era cioè che il nuovo Codice avesse un periodo di «rodaggio», per verificare se erano necessari mutamenti o adattamenti.

È stata così nuovamente insediata una Commissione di esperti, della quale, come già in quella nominata nel luglio 2005, sono stato anch’io chiamato a fare parte, e che ha rapidamente predisposto una bozza di decreto, predisposto prendendo come punto di partenza il testo elaborato dalla Commissione insediata nel 2005, che già allora non si limitava alla correzione degli errori materiali contenuti nel Codice ed al recupero di alcune disposizioni che erano «saltate» in occasione del varo del Codice (ed in particolare della priorità interna, nel frattempo direttamente introdotta dalla legge n. 99/2009), ma aveva operato un approfondito ripensamento delle norme del Codice nella prospettiva di rafforzare e rendere più efficace la protezione dei diritti di proprietà industriale, considerata elemento chiave per la competitività dell’«azienda Italia».

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Nuove regole dal 1 aprile 2010 per le domande di brevetto divisionali all’Ufficio Europeo dei Brevetti

L’Ufficio Europeo dei Brevetti (UEB) ha recentemente adottato nuove regole per il deposito di domande di brevetto divisionali; le nuove disposizioni entrano in vigore a partire dal 1 aprile 2010 e vanno a modificare la vigente Regola 36 paragrafo (1) e (2) della Convenzione sul Brevetto Europeo (CBE).
Pur mantenendo la stessa data di deposito della domanda parentale, e quindi traendo beneficio dello stesso diritto/i di priorità, la domanda divisionale è trattata come una nuova domanda di brevetto, indipendente da  quella parentale, purché il suo contenuto non  si estenda oltre a quanto descritto nella parentale. In breve, non è possibile aggiungere materiale non direttamente riconducibile  a quest’ultima (art. 76.1 CBE).
Sino ad oggi, era possibile depositare una domanda divisionale in qualsiasi momento della procedura, a condizione che la domanda originaria (parentale) fosse ancora pendente.
Fermo restando quanto previsto nell’art. 76.1, le modifiche recentemente adottate introducono stringenti limiti temporali tali da ridurre sensibilmente le modalità di deposito di domande divisionali sia volontarie (secondo le necessità del Titolare) che obbligatorie (in quanto richieste dall’UEB).
Qui di seguito, sono riportate le modifiche più rilevanti.
Secondo la nuova Regola 36 (1) (a), il Titolare di una domanda di brevetto può depositare volontariamente una (o più) domanda divisionale sulla base di una domanda parentale non ancora rilasciata, quindi pendente, entro 24 mesi dalla prima comunicazione emessa dalla Divisione di Esame dell’UEB rispetto a tale domanda parentale. Va da sé che qualora la domanda parentale cessa di essere pendente dopo la notifica della prima comunicazione, benché prima della scadenza dei 24 mesi, non sarà più possibile attivare la procedura del deposito divisionale. La comunicazione del Rapporto di Ricerca e dell’opinione della Divisione di Ricerca dell’UEB non costituisce, la base per il calcolo dei 24 mesi in quanto la “prima comunicazione della Divisione di Esame dell’UEB” è una comunicazione emessa in base all’Art. 94(3) e la Regola 71 (1),(2) della Convenzione o, laddove  appropriato, alla Regola 71(3).
Nel caso di una serie di domande di brevetto divisionali, il periodo dei 24 mesi è da calcolarsi dalla data in cui viene emessa la prima comunicazione della Divisione di Esame dell’UEB, relativa alla prima domanda di brevetto (domanda parentale) della serie.
Secondo la nuova Regola 36 (1) (b), il  Titolare di una domanda di brevetto è inviato a depositare obbligatoriamente una (o più) domanda divisionale sulla base di una domanda parentale pendente, entro 24 mesi da ogni comunicazione emessa dall’UEB in cui la Divisione di Esame solleva, per la prima volta, una obiezione di non-unità di invenzione, secondo l’Art. 82 della CBE.  Una obiezione di non-unità è solitamente sollevata nella prima comunicazione della Divisione di Esame in conformità all’Art. 94(3) e alla Regola 71(1),(2) della Convenzione o, se già sollevata dalla Divisione di Ricerca, è ivi confermata. La comunicazione del Rapporto di Ricerca e dell’opinione della Divisione di Ricerca dell’UEB non costituisce la base per il calcolo dei 24 mesi. Né la conferma della mancanza di unità di invenzione in una comunicazione successiva da parte della Divisione di Esame fa decorrere un nuovo periodo per il deposito di successive domande divisionali obbligatorie. La comunicazione emessa dall’UEB, quale Autorità Internazionale (Autorità di Ricerca Internazionale – ISA- o Autorità Internazionale per l’Esame Preliminare  – IPEA-) durante la procedura PCT,  non fa decorrere il periodo dei 24 mesi per il deposito di domande di brevetto divisionali.  Resta inteso che un nuovo limite temporale di 24 mesi può essere calcolato solo sulla base della comunicazione della Divisione di Esame in cui una nuova, differente obiezione di non-unità di invenzione viene sollevata.
Poiché la norma modificata della Regola 36 della CBE trova applicazione alle sole domande di brevetto divisionali depositate dopo la sua entrata in vigore, ossia dal 1 aprile 2010, l’UEB ha previsto un periodo di transitorietà affinchè, laddove vi siano limiti temporali ancora non scaduti al 1 aprile 2010, questi siano prorogati per non meno di sei mesi. In altre parole, per qualsiasi domanda di brevetto ancora pendente al 1 aprile 2010,  e per la quale è stata emessa una prima comunicazione della Divisione di Esame o è stata (successivamente) sollevata una obiezione di non-unità di invenzione, la scadenza ultima per il deposito di eventuali domande divisionali non potrà essere antecedente al 1 ottobre 2010.
La norma è in linea con il tentativo da parte dell’UEB di ridurre i tempi dell’esame e di scoraggiare i richiedenti a depositare domande di brevetto contenenti più invenzioni. Vantaggiosamente si dovrebbe ottenere anche un riscontro sulla brevettabilità del contenuto della domanda di brevetto, in tempi più brevi. Infatti le nuove disposizioni pongono un’attenzione particolare ai terzi che, disponendo di un trovato divulgato in una domanda di brevetto ma non ivi rivendicato, sono costretti a operare in un regime di incertezza fino all’esito finale della procedura brevettuale.
Anne Cécile Trillat
Monica Sette
de simone & partners

Novità  dall’EPONuove regole dal 1 aprile 2010 per le domande di brevetto divisionali all’Ufficio Europeo dei Brevetti.L’Ufficio Europeo dei Brevetti (UEB) ha recentemente adottato nuove regole per il deposito di domande di brevetto divisionali; le nuove disposizioni entrano in vigore a partire dal 1 aprile 2010 e vanno a modificare la vigente Regola 36 paragrafo (1) e (2) della Convenzione sul Brevetto Europeo (CBE).Pur mantenendo la stessa data di deposito della domanda parentale, e quindi traendo beneficio dello stesso diritto/i di priorità, la domanda divisionale è trattata come una nuova domanda di brevetto, indipendente da  quella parentale, purché il suo contenuto non  si estenda oltre a quanto descritto nella parentale. In breve, non è possibile aggiungere materiale non direttamente riconducibile  a quest’ultima (art. 76.1 CBE).Sino ad oggi, era possibile depositare una domanda divisionale in qualsiasi momento della procedura, a condizione che la domanda originaria (parentale) fosse ancora pendente.Fermo restando quanto previsto nell’art. 76.1, le modifiche recentemente adottate introducono stringenti limiti temporali tali da ridurre sensibilmente le modalità di deposito di domande divisionali sia volontarie (secondo le necessità del Titolare) che obbligatorie (in quanto richieste dall’UEB).Qui di seguito, sono riportate le modifiche più rilevanti.Secondo la nuova Regola 36 (1) (a), il Titolare di una domanda di brevetto può depositare volontariamente una (o più) domanda divisionale sulla base di una domanda parentale non ancora rilasciata, quindi pendente, entro 24 mesi dalla prima comunicazione emessa dalla Divisione di Esame dell’UEB rispetto a tale domanda parentale. Va da sé che qualora la domanda parentale cessa di essere pendente dopo la notifica della prima comunicazione, benché prima della scadenza dei 24 mesi, non sarà più possibile attivare la procedura del deposito divisionale. La comunicazione del Rapporto di Ricerca e dell’opinione della Divisione di Ricerca dell’UEB non costituisce, la base per il calcolo dei 24 mesi in quanto la “prima comunicazione della Divisione di Esame dell’UEB” è una comunicazione emessa in base all’Art. 94(3) e la Regola 71 (1),(2) della Convenzione o, laddove  appropriato, alla Regola 71(3).Nel caso di una serie di domande di brevetto divisionali, il periodo dei 24 mesi è da calcolarsi dalla data in cui viene emessa la prima comunicazione della Divisione di Esame dell’UEB, relativa alla prima domanda di brevetto (domanda parentale) della serie.Secondo la nuova Regola 36 (1) (b), il  Titolare di una domanda di brevetto è inviato a depositare obbligatoriamente una (o più) domanda divisionale sulla base di una domanda parentale pendente, entro 24 mesi da ogni comunicazione emessa dall’UEB in cui la Divisione di Esame solleva, per la prima volta, una obiezione di non-unità di invenzione, secondo l’Art. 82 della CBE.  Una obiezione di non-unità è solitamente sollevata nella prima comunicazione della Divisione di Esame in conformità all’Art. 94(3) e alla Regola 71(1),(2) della Convenzione o, se già sollevata dalla Divisione di Ricerca, è ivi confermata. La comunicazione del Rapporto di Ricerca e dell’opinione della Divisione di Ricerca dell’UEB non costituisce la base per il calcolo dei 24 mesi. Né la conferma della mancanza di unità di invenzione in una comunicazione successiva da parte della Divisione di Esame fa decorrere un nuovo periodo per il deposito di successive domande divisionali obbligatorie. La comunicazione emessa dall’UEB, quale Autorità Internazionale (Autorità di Ricerca Internazionale – ISA- o Autorità Internazionale per l’Esame Preliminare  – IPEA-) durante la procedura PCT,  non fa decorrere il periodo dei 24 mesi per il deposito di domande di brevetto divisionali.  Resta inteso che un nuovo limite temporale di 24 mesi può essere calcolato solo sulla base della comunicazione della Divisione di Esame in cui una nuova, differente obiezione di non-unità di invenzione viene sollevata. Poiché la norma modificata della Regola 36 della CBE trova applicazione alle sole domande di brevetto divisionali depositate dopo la sua entrata in vigore, ossia dal 1 aprile 2010, l’UEB ha previsto un periodo di transitorietà affinchè, laddove vi siano limiti temporali ancora non scaduti al 1 aprile 2010, questi siano prorogati per non meno di sei mesi. In altre parole, per qualsiasi domanda di brevetto ancora pendente al 1 aprile 2010,  e per la quale è stata emessa una prima comunicazione della Divisione di Esame o è stata (successivamente) sollevata una obiezione di non-unità di invenzione, la scadenza ultima per il deposito di eventuali domande divisionali non potrà essere antecedente al 1 ottobre 2010.La norma è in linea con il tentativo da parte dell’UEB di ridurre i tempi dell’esame e di scoraggiare i richiedenti a depositare domande di brevetto contenenti più invenzioni. Vantaggiosamente si dovrebbe ottenere anche un riscontro sulla brevettabilità del contenuto della domanda di brevetto, in tempi più brevi. Infatti le nuove disposizioni pongono un’attenzione particolare ai terzi che, disponendo di un trovato divulgato in una domanda di brevetto ma non ivi rivendicato, sono costretti a operare in un regime di incertezza fino all’esito finale della procedura brevettuale.Anne Cécile TrillatMonica Settede simone & partners

Sulla Esecuzione nella Unione Europea dei provvedimenti di sequestro probatorio, mediante contatto diretto tra Pubblici Ministeri di diversi Stati

Altre novità sul fronte penale. Questa volta si tratta di tutela penale cross borders.
Una recente Legge che attua la decisione quadro 2003/577/GAI sulla esecuzione – inter alia – nella unione europea dei provvedimenti penali di sequestro probatorio cross borders, ha la finalità di prevedere, in attuazione del principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie penali pronunciate dalle autorità giudiziarie penali degli Stati membri, il riconoscimento e l’esecuzione sul territorio di uno Stato, sia pur a certe condizioni, di provvedimenti penali di blocco dei beni o di sequestro emessi, a fini probatori o in funzione della successiva confisca, dall’autorità giudiziaria di altro Stato membro, mediante cooperazione giudiziaria diretta fra le autorità giudiziarie penali degli Stati membri.
La normativa in esame si applica specificatamente anche ai reati connessi alla violazione della proprietà intellettuale.
La legge menzionata è già pubblicata, e si attende solamente l’emissione del regolamento attuativo, per quanto concerne alcuni aspetti e la modulistica relativa alle informative trasmettende tra i PM di diversi Stati.

La nuova Class Action

L’art. 49 legge n. 99/2009 (cosiddetta legge sviluppo) ha quasi integralmente riscritto l’art. 140-bis del codice del consumo, introdotto dalla legge finanziaria per il 2008 e mai entrato in vigore, in forza di successive proroghe. Le novità rispetto alla stesura originaria della norma non riguardano tanto l’aspetto sostanziale, quanto quello processuale.

Dal punto di vista sostanziale, infatti, al cambiamento di nome – l’ “azione collettiva risarcitoria” è diventata ora “azione di classe” – non si sono accompagnate modifiche di rilievo: a parte qualche differenza terminologica, l’azione tutela, ora come nella formulazione originaria, i diritti individuali omogenei di una pluralità di consumatori e utenti, siano essi di natura contrattuale o extracontrattuale; e nell’ambito di quest’ultima categoria sono specificamente nominati i diritti al ristoro del pregiudizio derivante da pratiche commerciali scorrette e da comportamenti anticoncorrenziali.

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Le nuove norme in materia di tutela penale dei Diritti di Proprietà Industriale.

Nei mesi scorsi si è discusso molto in merito alle novità che il DDL Sviluppo avrebbe apportato alla tutela penale dei diritti di proprietà industriale.Ora che l’iter legislativo si è concluso con l’approvazione della legge numero 99 del 23 luglio 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio scorso ed in vigore dal 15 agosto, è possibile esaminare le medesime norme ed esprimere una prima opinione sull’impatto che tali modifiche potranno avere sulla lotta alla contraffazione.E’ evidente, ma giova rammentarlo, che solo l’applicazione pratica e l’interpretazione che la Corte di Cassazione darà alle medesime fattispecie penali potranno chiarire pienamente le implicazioni delle nuove norme.Le norme definitivamente approvate hanno subito un lungo iter parlamentare: il primo testo, elaborato dall’Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione, frutto della collaborazione di numerose Agenzie Governative e di Ministeri, oltreché del Comitato Tecnico del medesimo Alto Commissario, era stato inserito nel DDL Sviluppo già nel mese di giugno 2008. Continua a leggere

TRE INTERVENTI SULLE NUOVE NORME PENALI INTRODOTTE DALLA LEGGE 23 LUGLIO 2009, N. 99

Una delle parti più importanti delle novità introdotte dalla legge n. 99/2009 è quella che riguarda la protezione penale della proprietà industriale. Il testo originariamente proposto delle norme oggi introdotte nasceva dall’esperienza dei Tavoli di confronti con le imprese private istituiti dall’Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione, e poi da un Gruppo di Lavoro, insediato dallo stesso Alto Commissario, e di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Cesare Galli, Riccardo Castiglioni e Simona Lavagnini. Le norme che poi sono state introdotte si discostano tuttavia significativamente da quelle originariamente proposte: molti contributi eterogenei vi sono infatti confluiti nel corso dell’esame parlamentare.

Qui di seguito pubblichiamo tre interventi di primo commento sulle disposizioni, a firma rispettivamente di Raimondo Galli (che su questi temi è già intervenuto in precedenti numeri di AIPPI News ed ha a sua volta partecipato, insieme a Mario Franzosi, con alcune proposte, alla stesura del testo poi approvato), di Riccado Castiglioni e di Simona Lavagnini Continua a leggere